Ebook Gratuito del Faust di Goethe in Italiano
Scritto da zelda   
Mercoledì 17 Novembre 2010 23:49
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Condividiamo oggi come ebook completamente in Italiano e gratuito "Il Faust", l'opera più famosa di Goethe  l'opera della sua vita: dai primi frammenti al termine della seconda parte dell'opera passarono infatti 60 anni, in cui si susseguono varie versioni, anni di febbrile lavoro e decenni di interruzioni, in cui Goethe è distratto da altri progetti.
Il Faust di Goethe è uno scienziato, insoddisfatto dei limiti del sapere umano che, ormai vecchio, viene tentato dal demonio Mefistofele. Gli vende la propria anima in cambio di giovinezza, sapienza e potere.
Ora Faust, onnipotente, può disporre delle sorti altrui: porta alla follia e alla morte una povera fanciulla, Margherita; poi inizia a esercitare la sua diabolica influenza presso le corti principesche del gran mondo. E benché tutto sembri congiurare contro la salvezza dell'anima di Faust, la pietà divina riconosce il desiderio di bene che è stato all'origine di tutti i suoi peccati: la stessa Margherita interviene per Faust, simbolo ormai dell'umanità stessa e del suo cammino verso la redenzione.
Goethe non vede in Faust il grande peccatore da punire, come lo voleva la tradizione religioso-popolare, per lui la volontà di Faust di sapere, di andare oltre è positiva e così alla fine Dio salva l'anima di Faust. Il Faust di Goethe rappresenta l'umanità, la sua insofferenza dei limiti della coscienza e il tentativo di superarli è per Goethe "il più nobile delle aspirazioni dell'uomo".
Quella di Faust, ripreso da Goethe in questo libro disponibile gratis come ebook, è una figura che si confonde nel mito e nella leggenda, oltre che nelle opere letterarie dei grandi autori (Marlowe, Lessing, Goethe, Valéry e Mann) che ne hanno narrato a più riprese, e in piena liberà, le vicende. Se si cerca di autenticarne la veridicità storica, ci si imbatte in scarse notizie e per lo più dubbie. Vissuto all'incirca nei primi decenni del Cinquecento in terra tedesca, durante la riforma protestante che stava scuotendo l'Europa, fu contemporaneo ad altri celebri personaggi di fama demoniaca ed esoterica, come Agrippa di Nettesheim e Paracelso. Sporadiche testimonianze, durante la prima metà del secolo, ne riportano la presenza in località sempre diverse e incessantemente perseguitato dalla legge. Si definiva negromante, astrologo, mago, chiromante, veggente; con ogni probabilità non era che un ciarlatano, dalle doti medianiche e suggestive notevoli. Si racconta che al tentativo di conversione di un francescano, avesse rifiutato dichiarando di avere ormai firmato un patto inviolabile con il Diavolo. Verisimilmente morì in miseria e in età avanzata attorno al 1540, nei pressi della città di Staufen.
Dalla data della morte del Faust ‘storico’ non si devono aspettare che pochi decenni per vedere diffondersi in gran numero stampe ispirategli, che contribuiscono ad accrescerne la fama sempre più; di particolare importanza è la Historia von D. Johann Fausten pubblicata da Johann Spies nel 1587, che fissa la leggenda nei suoi tratti essenziali. Faust vi è presentato come astrologo, matematico e medico, che incontra il Diavolo con cui firma, ovviamente col sangue, un patto: cedendogli l’anima ne ottiene i servizi per i successivi ventiquattro anni. In possesso di poteri eccezionali, li utilizza per osservare da vicino le stelle del cielo, attraversare istantaneamente a piacere l'Europa, incontrare le più importanti personalità del suo tempo, ma anche evocare alcuni grandi della Storia, come Alessandro Magno ed Elena di Troia (con cui genera un figlio). Muore, infine, orribilmente dilaniato dagli artigli di Satana. Fin da subito le innumerevoli ristampe, e nuove edizioni accresciute, dimostrano che l'opera riscontrò enorme successo di pubblico. Per i due-tre secoli successivi il soggetto di Faust divenne un vero e proprio mito, che numerosi autori fecero protagonista dei loro racconti, drammi, romanzi e spettacoli di marionette.
Per quanto riguarda Goethe e il ‘suo’ Faust, il quale lo accompagnò per tutto l’arco della vita, seppure attraverso pause e momenti di crisi e rinuncia, si devono distinguere quattro fasi. Appena diciassettenne già compose, lasciandola incompiuta, una prima stesura, il cosiddetto Urfaust (Primo Faust, 1775). Trascorso un intervallo di dieci anni, durante i quali il giovanile impeto sturmeriano andava esaurendosi, rielaborò il soggetto durante, e soprattutto successivamente, il viaggio in Italia  (1786) che tanto profondamente lo avrebbe cambiato, ma ben presto interruppe anche questo secondo tentativo pubblicandolo incompleto come Faust. Ein Fragment (Faust. Un Frammento, 1790). Ancora parve dimenticare l'opera per poi riprenderla diversi anni dopo, spinto dall’entusiasmo dell'amico e poeta Schiller, che definì il Frammento un “torso di Ercole”, a cui non mancava che Goethe desse una forma definitiva. Convintosi a riprendere la storia di Faust, Goethe si mise ancora una volta al lavoro, progettando l'opera, quantomeno nelle linee generali, per intero. Ritardato dalla morte di Schiller e dagli sconvolgimenti delle guerre napoleoniche, riuscì finalmente a pubblicare Faust. Der Tragödie erster Teil (Faust. Prima parte della tragedia, 1808). Negli anni seguenti l'impegno di Goethe, tuttavia, si diresse verso altre opere, fino al 1825 quando, a distanza di mezzo secolo dalla stesura dell'Urfaust, riprese, questa volta per concludere, le vicende di Faust, completandole nel 1831 e sentenziando «la conclusione dell’impegno capitale». L'ultimo volere del poeta fu che si attendesse la sua morte, avvenuta quello stesso anno, per pubblicarlo [Faust. Zweiter Teil (Faust. Seconda parte, 1832)], come a dimostrare che la propria arte gli sopravviveva.
Rispetto all'Urfaust e al Fragment, la redazione definitiva del Faust viene arricchita di molte scene nuove che contribuiscono ad allargare la prospettiva della tragedia e approfondiscono il dramma psicologico di Faust. Nell'insieme, è evidente lo sforzo di completare le parti già realizzate e di armonizzarle con quelle nuove, in modo da presentare un'opera organica che non risenta dei diversi strati cronologici. Le aggiunte, in ogni caso, non intaccano sostanzialmente la figura di Faust, il quale resta il genio demiurgo e irrequieto quale originariamente concepito. D'altra parte, la sua figura deve adattarsi alle nuove finalità e schemi dell'opera, oltre che alla nuova anima neoclassica, e più matura, di Goethe: più che eroe animato dalla frenesia di vivere, in rivolta contro la società, la morale e la religione, Faust diventa piuttosto l'incarnazione dell'aspirazione verso la totalità e l'assoluto.
Il patto che Mefistofele e Faust stringono non è solo l'azione che mette innesca gli eventi, ma è anche, e soprattutto, la conscia pianificazione e chiave d'interpretazione dell'intera opera. Punto focale del contratto è che la morte, e la conseguente perdizione, potranno sopraggiungere solo quando Faust venisse colto dalla pigrizia e dal compiacimento di sé, solo quando per prolungare la bellezza e il piacere dell'istante (in tedesco “augenblick”, letteralmente “batter d’occhio”) avesse desiderato fermarsi in esso. Mefistofele non sembra tanto interessato alla dannazione dell'anima di Faust, quanto piuttosto a dimostrare che riuscirà a piegarlo alle lusinghe dei piaceri, a  fargli abbandonare la via della conoscenza. Tale scommessa, in realtà, non è che la ripetizione di una stessa già stipulata nel “Prologo in cielo” tra lui e Dio, prima che le vicende ‘terrene’ cominciassero, e ciò rende Faust rappresentante non solo di se stesso, ma di tutta quanta l’umanità che, in qualche modo, viene chiamato a rappresentare. Non è però l’appagamento che cerca Faus, e a dominarlo è soltanto il desiderio di conoscere, di possedere  il segreto di ogni cosa, di penetrare la vita nella sua essenza e nella sua verità, di diventare, insomma, più che uomo (non sorprendono, infatti, gli accostamenti che sono stati fatti tra Faust e il superuomo di Nietzsche). Egli non violerà mai l’accordo preventivamente stipulato, perché a Mefistofele, e a se stesso, ha promesso nient'altro che di tendere verso l'alto (lo “streben”, altra parola chiave dell'opera) di ogni sua forza, la continua tensione verso nuove mete, l'aspirazione a superare, anche a costo di abbatterlo, qualunque limite. Faust è certo che il proprio impulso di movimento, ed elevazione, non possa mai arrestarsi, e neppure conoscere pause. Lo “streben” non è però un impulso rettilineo, ma piuttosto dinamismo irrefrenabile, demoniaco, legato indissolubilmente all'impazienza e all'insoddisfazione. Faust è l'eroe dell'azione e per lui esiste solo l'aldiquà, mai l'idea della dannazione e dell'inferno sembrano preoccuparlo. L'irrealizzabile desiderio di abbracciare l'assoluto lo costringe tuttavia a rendersi conto della propria natura limitata, a cui risponde gettandosi, senza scopi apparenti, nel vortice della vita, andando incontro alle gioie e ai dolori, consacrandosi alla ricerca smaniosa di esperienze e sensazioni estreme, distruggendo e autodistruggendosi. Ciò che lo anima è dunque un impulso irrazionale e dispersivo, ma che pure, in fondo, è conscio della retta via, e per questo destinato a essere giustificato, poiché rivolto verso il progresso, il bene. Alla conclusione dell'opera l’anima di Faust infatti, destinata alla dannazione, viene invece sottratta a Mefistofele e salvata: la scommessa di non fermarsi per godere dei piaceri e di non arrendersi al compiacimento di sé diventano la clausola che lo disimpegnano dal pagamento dell'accordo. Gli angeli mandati a prenderne lo spirito suggellano l'esito positivo della sua esistenza affermando: «Chi si affatica tendendo sempre verso la meta, può essere da noi redento». Faust, fino agli ultimi istanti di vita, nel suo febbricitante operare, aveva continuato, senza requie, a sognare e a incoraggiare un'umanità libera e operosa. Fino all'ultimo respiro, l'aveva incoraggia e sostenuta: i peccati vengono infine compensati dai meriti.
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