Il Romanzo di Daniel De Foe uscito nel gennaio del 1722, succedendo alle avventure e piraterie del famoso Capitano Singleton, Moll Flanders reca uno di quei lunghi titoli-sommari che usavano allora e dei quali molto si dilettava De Foe; e precisamente: “Le fortune e le sfortune della famosa Moll Flanders, che nacque nella prigione di Newgate, e, durante una vita incessantemente variata di tre volte vent’anni, oltre alla sua infanzia, fu dodici anni prostituta, cinque volte sposata (una delle quali col suo proprio fratello), dodici anni ladra, otto deportata nella Virginia, e che finalmente diventò ricca, visse onesta e morì pentita, scritta secondo le sue stesse memorie”. Il libro vorrebbe figurare steso nel 1683; al solito De Foe finge di pubblicare delle memorie autentiche: gusto della mistificazione, o piuttosto prepotente realismo insito nella sua natura che vuol sempre farci credere alla assoluta autenticità di quanto narra.
Questo racconto come il Robinson Crusoe, ha, del resto, un origine reale: De Foe secondo quanto espone lo Schwob – si sarebbe riferito alla vita di una celebre ladra, Mary Frith, detta Moll la tagliaborse (1584-1859). Le avventure di costei, pubblicate nel 1662, avevano già suggerito a Middleton e Dekker il dramma La ragazza sguaiata (The Roaring Girl, 1611).

Nata nella prigione di Newgate (che De Foe conosceva bene, essendoci stato un anno e mezzo lui stesso) da una condannata a morte che s’era lasciata rendere madre da un carceriere per scampare all’impiccagione, Moll vien rapita da zingari, poi raccolta dalla carità pubblica e messa a imparare a cucire, in una specie di allevamento di serve; ma essendo particolarmente intelligente e graziosa attira su di sé l’attenzione di una ricca signora, che l’assume in casa.

In quella casa ci sono anche due giovinotti, qui mi fermo, e vi invito a leggere questo romanzo disponibile in download gratuito qui si booksandbooks.it .Moll Flanders ebbe un grande e comprensibile successo: ne furono fatti riassunti in edizioni popolari e tentate mediocri contraffazioni e continuazioni. È l’opera più massiccia di De Foe , quella che ha più possibilità di presa sul nostro gusto attuale. Il Robinson è diventato una lettura prolissa di fatti che, nella loro essenza, conosciamo fin dall’infanzia per sentito dire; in Moll Flanders invece il rude realismo e la vitalità quasi animalesca del De Foe trionfano.

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La recensione di Moll Flanders di Daniel De Foe

Al personaggio dell’eroina perseguitata, si contrappone la figura della protagonista spregiudicata, capace di tutti gli espedienti per sopravvivere, per contrastare le avversità, o per trarre profitto da una situazione favorevole. La narrazione in prima persona ne sottolinea la mentalità, pratica e sbrigativa, ben lontana da quella libertina, amorale ma sofisticata.

Nonostante la sua esistenza tumultuosa, a Londra ed altrove a contatto con un’infinità di persone, rimane in una condizione di dolorosa solitudine, che la porta a scappare da tutto e da tutti, tranne che dal suo unico fantasma: se stessa; solo sul declinare della vita, raggiunse la serenità: “diventò ricca, visse onesta e mori pentita”.

Da un lato Moll Flanders rappresenta con sconcertante realismo, rappresenta il tutto tondo di un’epoca e di un ambiente umile ed ostile, dall’altro, con la sua singolarità, esce dal contesto storico-sociale in cui vive, andando contro regole e costumi, rivelandosi così un personaggio senza tempo.

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