| Paolo Sorrentino - Hanno tutti ragione |
| Scritto da Administrator |
| Mercoledì 07 Aprile 2010 19:34 |
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Un regista che ha saputo interpretare, dandole volti e colori, la periferia decadente dell'Italia anni Ottanta. Paolo Sorrentino ha avuto una carriera fulminante coronata dal recente successo de Il Divo, un film del 2008 ispirato alla vita di Giulio Andreotti, e iniziata con una pellicola che È già diventata un fenomeno di culto: Un uomo in più, del 2001, film dal quale È tratto questo romanzo.
Dal grande schermo allo scaffale delle librerie a volte il passo È breve, a volte invece È necessario che il talento e l'ispirazione lascino la loro impronta. È questo il caso di uno dei personaggi più interessanti mai creati per il cinema italiano: Tony Pagoda, già protagonista del film con il nome di Tony Prisapia e interpretato magistralmente da Tony Servillo. Si tratta di un cantante di night club dell'estrema periferia partenopea, che nella sua lunga carriera ha calcato i più importanti teatri di tutto il mondo, compreso quello di New York al cospetto di Frank Sinatra; che ha accolto nel suo camerino centinaia di casalinghe estasiate e che ha cenato nei peggiori ristoranti della periferia italiana, fagocitando chili di tortelli, cosciotti d'agnello e cocaina.
Tony Pagoda È un cantante di strada. Nato a vico Speranzella, in una Napoli invisa ai suoi stessi abitanti, È cresciuto tra le banchine del porto e le viuzze affollate di Capri. I suoi amici d'infanzia, Peppino di Capri, Dimitri e il suo guru, il cantante Mimmo Repetto, gli hanno ispirato la spossatezza tipica dei nullafacenti, la baronessa Eleonora Fonseca lo ha iniziato alle gioie del sesso e della droga, ma sono stati i proiettili schivati sulla banchina del porto di Napoli a solcargli per sempre la pelle. Soltanto mentre canta le sue canzoni melodiche, esibendo una voce potente e impostata, la sigaretta tra le dita e la sua band, Tony Pagoda si lascia naufragare nelle sue emozioni. Titta Palumbo, Rino Pappalardo, Gino Martire, Lello Cosa e persino l'impresario, Jenny Afrodite, sono succubi, pendono dalle labbra del loro leader. È lui che decide dove andare e quanto chiedere in compenso, È lui a scegliere gli argomenti di cui val la pena discutere e le facezie da liquidare con un solo gesto, perché solo Toni P. sa incantare le folle.
Tutta la decadenza e la miseria del nostro bel paese, dagli anni Settanta ad oggi, trasudano attraverso la pelle butterata e i capelli tinti di questo indimenticabile personaggio. Venti anni nelle piazze di periferia ad elargire il suo ottuso amore per la vita, altri venti anni da solo a riflettere in Brasile, in mezzo alla foresta e agli scarafaggi, per ricordare meglio le donne, gli amici e il successo, fino al colpo di scena finale: una chiosa perfetta e grottesca.
Scritto nella lingua napoletana "ripulita" e trasformata in un italiano stentoreo e barocco, questo È un romanzo rigonfio, ondulato, pieno di bolle d'aria. Sono le divagazioni continue sui ricordi di una vita, ma anche le riflessioni filosofiche tipiche dei manuali d'auto-aiuto da quattro soldi. È l'elogio della società del consumo e dell'abuso, la vita di un personaggio che dietro ogni eccesso, al di là di qualunque giudizio, trabocca di straziante umanità.
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