Il diamante dell'harem - Katie Hickman
Scritto da zelda   
Mercoledì 29 Settembre 2010 21:02

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Questo bel libro è ambientato nel 1604. Una misteriosa donna viene rinvenuta, ripescata nelle acque del sud Italia, in fin di vita, incapace di parlare, il corpo martoriato, i polsi e le caviglie gravemente lesionati. Tra le braccia una creatura minuscola, con una tremenda malformazione alle gambe, così orribilmente deformate da renderla più simile a una creatura marina che a un essere umano.

Un ricco mercante della Compagnia del Levante, si muove tra le losche bettole di Venezia, sulle tracce di un gioiello: Paul Pindar, protagonista del precedente successo dell’autrice , Il giardino delle favorite. Inglese, alto e snello, le guance scavate, pallido, uno strano scintillio negli occhi, abiti eleganti e tutto l’aspetto di chi è stato, un tempo, un aristocratico gentiluomo. Ha perso tutto oramai: quasi ogni sua ricchezza, tra cortigiane e gioco d’azzardo, sperperando ogni sua fortuna in attività lascive e dissolute. Ha perso anche il suo amore, Celia Lamprey . Figlia del capitano di una delle navi della Compagnia, dispersa in seguito ad un naufragio, rapita, catturata dai corsari e uccisa forse, o, ipotesi più credibile, venduta come schiava e divenuta una concubina nel palazzo del sultano.
Alla sua vicenda si lega quella di Annetta, rinchiusa in un convento della laguna veneta, vicina a prendere i voti come monaca di clausura. Grazie al denaro della sua dote, al ritorno da Costantinopoli, si era assicurata una cella nel convento, una stanza piccola senza finestre, nessuna decorazione, eccetto un crocifisso di legno appeso alla parete. Un passato misterioso il suo, un tempo ancella nell’harem del sultano, nell’immoralità, tra lo sfarzo e il lusso più sfrenati. Catturata e venduta come schiava, in seguito a un attacco dei corsari alla nave inglese su cui viaggiava, era finita così nel palazzo del sultano. Al servizio di Safiye, madre del sultano Ottomano, lei e Kaya, la sua amica, Celia Lamprey, avevano condiviso ogni cosa, inseparabili, fino al momento della liberazione. Annette era stata affrancata in seguito alla morte della sua padrona. Aveva servito la Valide Sultan fino al giorno della sua morte, il giorno in cui l’aveva ritrovata stesa a terra, supina. È così che era entrata in possesso di un oggetto prezioso, un diamante, sottratto alla stretta del pugno della sua padrona, un enorme gioiello pesante come un sasso, la cosa più preziosa che avesse mai visto. In molti ora sono sulle tracce del brillante, compreso Paul Pindar, convinto che alla preziosa gemma sia in qualche modo collegata la sorte della donna che ama. Cosa ne è stato di Celia?
Abiti sfarzosi e sontuosi palazzi, bettole decadenti, angoli tetri e torvi canali: le descrizioni minuziose dell’autrice giungono come vivide immagini, ricostruendo ogni dettaglio. Un romanzo che trascina e incanta, racconta tempi e luoghi distanti, misteriosi. Narra il fascino di un’epoca lontana, tra harem e conventi. Due luoghi così distanti per intenti e finalità, così analoghi per rigida organizzazione gerarchica ed esclusiva presenza femminile. Entrambi regolati da leggi proprie, chiusi e inaccessibili, sconosciuti e misteriosi al mondo esterno. Entrambi custodi silenziosi di oscuri segreti.

 

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