Mordecai Richler - La versione di Barney: La recensione del libro
Scritto da zelda   
Lunedì 17 Gennaio 2011 18:33

richler-mordecai-la-versione-di-barney-recensioneApprodato a una tarda, linguacciuta, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall'accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose, diffuse dal suo arcinemico Terry McIver. Così, fra quattro dita di whisky e una boccata di Montecristo, Barney ripercorre la vita allegramente dissipata e profondamente scorretta che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta e poi di nuovo in Canada, a trasformare le idee rastrellate nella giovinezza in "sitcom" decisamente popolari e altrettanto redditizie. "Digressioni". Nel libro troverete numerose volte questa parola e ne constaterete gli effetti sulla vostra disponibilità nel seguire i frequenti salti temporali e i collegamenti ad episodi che interrompono il flusso del racconto, proprio magari quando la cosa vi stava appassionando. Il tutto condito da una miriade di nomi, nomignoli, parole yiddish (glossario a fine libro), riferimenti letterari, cinematografici e soprattutto alla squadra di Montreal di Hockey su ghiaccio, grande passione di Barney.

L'autobiografia del protagonista, del resto, non poteva non essere un pò stramapalata, rendendo evidente l'attitudine barneyana alla cialtroneria, allo sbevazzamento continuo, al suo essere provocatorio ed irritante ed infine alla sua malattia che appare quasi come un tragico punto di arrivo di tutte le sue approssimazioni personali. Il tutto ruota su un episodio quasi giallistico, che è piuttosto un espediente per raccontare la vita del nostro Barney, dei suoi tre figli e più che altro del terzo dei suoi tre matrimoni. Il libro è comunque divertente, ben scritto, con taglio fortemente ironico e con uno sguardo cinico di Mr. Panofsky alle cose della (sua) vita. Alcune dialoghi sono fulminati e ricordano un pò qualcosa di Bukowsky. Tra le battute (numerose), mi ha particolarmente divertito quella in cui nel riconsegnare un film in cassetta, Barney si sente chiedere un supplemento di 3 dollari perché il nastro non è stato riavvolto. Lui allora chiede una penna. Il commesso non capisce il motivo della richiesta, ma gliene passa una e il nostro Barney, noncurante della fila alle spalle, la usa infilandola nella ruzzola e riavvolgendo pazientemente il nastro. A quel punto il commesso rinuncia al supplemento. Insomma, il libro non è quel capolavoro di cui si disse ai tempi dell'uscita, ma è di piacevole lettura, nonostante tutte le digressioni.

 

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