È il 1951 in America, il secondo anno della guerra di Corea. Marcus Messner, un giovane serio, studioso e ligio alle leggi, di Newark, New Jersey, sta cominciando il secondo anno di università in un campus rurale e conservatore dell'Ohio: il Winesburg College. Perché ha deciso di frequentare il Winesburg invece del college della sua città, a cui si era inizialmente iscritto? Perché il padre, il risoluto e laborioso macellaio del quartiere, pare impazzito: impazzito per la paura e l'apprensione di fronte ai pericoli della vita adulta, ai pericoli del mondo, ai pericoli che vede incombere a ogni angolo sul suo amato figliolo. Come spiega al figlio la longanime madre messa a dura prova dal marito, è una paura che nasce dall'amore e dall'orgoglio che il padre prova per lui. Ciò non toglie che Marcus covi una rabbia troppo grande per poter ancora sopportare di vivere con i genitori. Li abbandona e, lontano da Newark, nel college del Midwest, si deve districare fra le consuetudini e le repressioni di un altro mondo americano.
“Arise, ye refuse to be bondslaves! Indignation fills the hearts of our countrymen, /Arise/Arise/Arise – In piedi, voi che rifiutate di essere schiavi! L'indignazione riempie i cuori di tutti i nostri compatrioti.”
Le parole dell’inno nazionale cinese continuano a girare nella testa del giovane Marcus Messner, mentre il decano Caudwell dell’università di Winesburg lo interroga nel proprio ufficio. Nella sua testa solo il vuoto e l’eco convulsa che le sillabe della parola IN-DI-GNA-ZIO-NE, quella che lui considera la più bella del vocabolario americano. È il 1951, e mentre la futura classe dirigente studia la storia nazionale e gioca a baseball, una massa di giovani senza futuro e senza speranza muoiono sul fronte coreano, in una guerra misconosciuta e inutile. Ma a Marcus non toccherà la stessa sorte tragica dei sui cugini maggiori e di tanti compatrioti, perché lui continuerà a studiare e a mantenere la media dei voti più alta del suo corso. Se guerra dovrà essere, sarà combattuta dalle retrovie e con un bel diploma in tasca. Sarà combattuta da ufficiale. I Messner, macellai kasher di Newark, sono orgogliosi del loro unico figlio: intelligente e affidabile Marcus dà una mano ai sui genitori in macelleria, fa “quello che va fatto”, compreso sviscerare i polli e comprare la carne al macello. L’estate prima di partire per il college, si sporca le mani di sangue e scopre che quel tanfo insopportabile di morte è entrato per sempre nella testa di suo padre, portandolo alla disperazione. Un uomo normale, il macellaio Messner, che all’improvviso e senza nessuna ragione apparente, viene sopraffatto dalla paura che possa capitare qualcosa di terribile a Marcus. Lo incalza, lo segue, non vive più. È per questo che il ragazzo decide di lasciare il Robert Treat di New York per trasferirsi nel piccolo College di Winesburg in Ohio, lasciando dietro di sé l’apprensione di suo padre, la sua indignazione, la sua macelleria e le sue origini ebraiche. Ma, giunto nel Midwest, Marcus scoprirà un’altra faccia dell’America e una paura ancora più forte e rabbiosa: l’abisso che a volte si può incontrare riflesso negli occhi di una donna. Olivia, con i suoi tagli sui polsi, la sua vita spezzata in due dalla permanenza in un ospedale psichiatrico e la sua disinvoltura sessuale, lo spaventa come un tragico morbo. Anche lei, reduce da un conflitto, urla la sua indignazione, così come suo padre e come lo stesso Marcus, che nel conflitto si ritrova tramortito e narcotizzato, con in testa sempre lo stesso ritornello Arise/Arise/Arise… Un disprezzo che monta fino a traboccare fuori di sé e sulle foto esposte nell’ufficio del decano Caudwell. Magistrale, come sempre, la scrittura di colui che viene considerato da molti il più importante scrittore americano vivente. Philiph Roth stavolta abbandona i personaggi attempati che avevano popolato i suoi ultimi romanzi per ritornare al mondo giovanile e all’ambiente accademico. Lo fa con il furore e l’impeto di una scrittura rabbiosa, che contiene l’amarezza di chi conosce già la fine, di chi guarda con occhio indignato la storia di un’intera generazione tragicamente in lotta con il mondo.