Dan Brown - Il simbolo Perduto
Scritto da zelda   
Venerdì 30 Ottobre 2009 23:44
il simbolo perduto
Il nuovo thriller di Dan Brown, Il simbolo perduto è apparso il 15 settembre fresco di stampa nelle librerie di Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada. La data non è stata scelta a caso, giorno in cui i cristiani nell’antichità celebravano la festa della Santa Croce. Dopo i primi giorni di lancio del libro le stime parlano già di ben 5 milioni di copie vendute che lasciano presagire un ennesimo successo. L’ultima "fatica" letteraria di Brown nasce come il sequel tanto atteso del suo precedente bestseller, che tanto scalpore destò, Il Codice Da Vinci.
Uno scalpore che certo portò i suoi frutti se si considerano le 81 milioni di copie vendute in tutto il mondo dal 2003 ad oggi. Il protagonista è ancora una volta il professore di simbologia, Robert Langdon, che attraverserà le 524 pagine cercando di farsi strada tra una fitta rete di misteri, condita da riti massonici di cui dovrà decifrare i simboli e le trame insidiose.
A fare da scenario alle ultime vicissitudini di Langdon non più l’Europa, ma il cuore pulsante del potere americano, Washington, e avrà solo 12 ore per risolvere il rompicapo sventando il complotto massonico. Il luogo dell’ambientazione rievocherebbe le relazioni massoniche di George Washington, fondatore della città (la cui stessa pianta urbanistica ne richiamerebbe i simboli), disegnata dall’architetto e urbanista, nonché secondo quanto si legge nel libro anch’egli un massone, Pierre Charles L’Enfant. Langdon si presenterà in Campidoglio dietro l’invito del suo amico Peter Solomon, ma una volta giunto a destinazione di Solomon troverà solo la sua mano amputata con sopra tatuati dei simboli massonici. Una mano che parrà indicare con la sua posizione un dipinto del 1865 raffigurante il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington, nelle vesti di una divinità pagana. Del tema del libro offre un chiaro indizio la copertina con l’immagine della Casa Bianca che campeggia all’interno di una piramide rossa alla cui sommità compare un simbolo massonico, la stessa piramide che si trova vicino all’effigie del presidente Washington su tutte le banconote di un dollaro americano. Langdon non sarà solo, potrà contare sul supporto e poi inevitabilmente sull’amore della sorella di Solomon, Katherine, esperta di noetica. Il teorema fondante del libro poggerebbe le basi sul presunto fondo gnostico-massonico dell’ethos americano. Per tutti gli avvincenti sviluppi della vicenda vi rimandiamo alla lettura del libro la cui uscita in Italia, per la Mondadori, è prevista per il prossimo Natale.
Non solo rose per Brown, già qualche spina prova a pungere velenosa. Sono infatti molti a storcere il naso per le inesattezze e le imprecisioni storiche di cui è farcito il libro, ad esempio sulla presunta adesione alla massoneria di L’Enfant che invece avrebbe progettato il Plan of the City of Washington nel 1791-1792 ricevendone indicazioni non da George Washington, ma da Thomas Jefferson. Oppure le inquietanti descrizioni sui riti scozzesi della massoneria e il suo dirigente Albert Pike che sarebbero pura invenzione di un finto massone che ammise l’impostura pubblicamente nel 1897. Inutile dire che Dan Brown ha più volte voluto precisare che i suoi sono solo romanzi (come quelle di Bennato solo canzonette) e non saggi storici che debbano fare i conti con debiti riscontri ed essere rigorosamente attendibili. Alle voci del coro di detrattori dello scrittore se ne aggiunge una illustre, quella dello storico Michael Baigent che di recente peraltro ha perso una battaglia legale proprio contro Brown, reo a suo dire d’aver attinto a piene mani le teorie sui Merovingi e la Maddalena inserite nel Codice Da Vinci da alcuni suoi libri, tra tutti Il Santo Graal. L’occasione di infierire gli è stata offerta da The Daily Beast che lo ha contattato per chiedergli la sua disponibilità nello scrivere una recensione sull’ultimo libro del suo acerrimo nemico.

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