| Scorre la Senna - Nick Hornby |
| Scritto da zelda |
| Mercoledì 25 Novembre 2009 15:31 |
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Ci sono coppie in perenne calma piatta. Annie e Duncan lo sanno bene. Convivono da quindici anni a Gooleness, torpida cittadina inglese sul mare, e la loro esistenza è scandita da qualche lettura in comune, l'uscita di un nuovo film, ogni tanto un concerto a Londra.
Non hanno figli e nemmeno rischiano di averne, vista l'evanescenza della loro vita sessuale. Ma da un po' di tempo Annie prova un impellente desiderio di maternità, mentre Duncan non fa che coltivare la sua unica, ossessiva passione: Tucker Crowe, cantante cult americano sparito dalla scena musicale intorno alla metà degli anni Ottanta. La venerazione per Tucker, condivisa via Internet da qualche centinaio di adepti sparsi per il mondo, assorbe ogni istante delle sue giornate; e Annie comincia a chiedersi che senso abbia continuare una relazione che forse è stata solo una perdita di tempo. In questa quiete inamovibile, a Duncan arriva per posta una versione inedita dell'album più famoso di Tucker. È la scintilla che innesca una serie di eventi inaspettati, che porterà l'insoddisfatta Annie a conoscere Tucker in persona... Il nuovo romanzo di Nick Hornby si snoda sotto il binomio amore e musica, ma coglie anche in modo inatteso, originale, il tema della creatività e dei suoi alti e bassi, incarnato da questo ex musicista squattrinato in perpetua crisi, titanico esempio di fallito sentimentale.
A mio avviso il miglior Hornby dai tempi di "Alta fedeltà" e "Febbre a 90°". C'è il solito grande amore per il rock e la voglia di giudicare stupidi i fans più incalliti (difficile dargi torto), tant'è che il personaggio più indisponente è Duncan (il fidanzato di Anne, la protagonista, fanatico ti Tucker Crowe) piuttosto che Tucker stesso, ubriacone e sfasciafamiglie, ma artista a tutto tondo. Il finale è bello, triste, ma originale (parlo delle ultimissime pagine...). Forse la parte centrale è un po' lunga, ma comunque in gran parte godibile. Unico biasimo per la Guanda che ha intitolato il libro con un titolo troppo simile al romanzo precedente ("Tutto per una ragazza") e non ha colto il gioco di parole del titolo inglese "Juliet, Naked" che si rifà ai Beatles di "Let It Be, Naked" (la rivisitazione dell'ultimo disco dei Beatles "Let It Be" voluta nel 2003 da Paul McCartney che tolse al disco tutti gli orpelli di Phil Spector). C'è da dire che "Juliet, Naked" (il disco) risulta, dalle parole dei personaggi, più un disco di canzoni "under the shower" ("sotto la doccia" come dicono gli anglosassoni), ovvero estorte senza la volontà dell'autore, che per una precisa volontà come è accaduto a "Let It Be, Naked". A mio avviso tenere il titolo inglese sarebbe stato più logico. Da leggere.
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