Da quando, negli anni Sessanta, la coppia di giallisti svedesi Maj Sjöwall e Per Wahlöö hanno inaugurato una serie di polizieschi ambientati in Scandinavia, pare che nelle lande ghiacciate del Nord Europa ci siano stati più omicidi immaginari che omicidi reali. Contribuisce ad allungare la lista Lars Kepler (pseudonimo dietro al quale si nasconde un’altra coppia di scrittori svedesi) con un romanzo che si preannuncia come un vero e proprio evento editoriale.
Il motivo non è semplicemente legato alla suggestiva ambientazione nordica, alle atmosfere ovattate e alla perfezione formale di una società apparentemente impeccabile, ma ha anche a che fare con l’estremo senso di coinvolgimento e di pathos di cui l’autore è capace. Il racconto si apre con l’immagine del giovane Josef immerso in una pozza di sangue rosso come il fuoco. Immobile su un letto di ospedale, con il corpo ferito da numerosi tagli e un grosso ematoma polmonare, il ragazzo, aiutato dalla voce flautata di un ipnotista, sta ricordando il momento dell’aggressione, ma ancora non sa che la sua famiglia è stata brutalmente assassinata. Suo padre è stato trovato cadavere negli spogliatoi del campo sportivo, un braccio reciso dal corpo adagiato nel box della doccia. Sua madre e la sua sorellina minore di quattro anni erano invece ancora in casa quando la furia assassina del killer le ha colpite a morte infierendo sui loro corpi. Solo il quindicenne Josef riuscirà a salvarsi per miracolo, e solo lui sarà in grado di fornire qualche elemento decisivo agli investigatori per fermare colui che potrebbe colpire ancora. Evelyn, l’altra sorella maggiore, è sparita e Daniella Richards, la neurochirurga che ha in cura il giovane Josef, pensa che solo Erik Maria Beck, l’ipnotista, possa aiutare il ragazzo sotto shock a ricordare il volto dell’assassino. Dopo la laurea in medicina e la specializzazione in psichiatria, Erik ha lavorato per qualche anno per Medici senza frontiere e la Croce Rossa, entrando in contatto con i territori di guerra. Al suo ritorno a Stoccolma ha approfondito la sua ricerca sui traumi infantili e sul metodo dell’ipnosi, una pratica che negli anni gli ha dato moltissimi risultati terapeutici, ma anche una terribile esperienza personale, a causa della quale, dieci anni prima, aveva deciso di abiurare. Adesso che la sua vita si trascina debolmente tra le crisi di suo figlio adolescente emofilico, una giovane moglie insoddisfatta e una quantità imprecisata di psicofarmaci, deve decidere se sia il caso di ricominciare a perlustrare l’inconscio di pazienti traumatizzati come il giovane Josef. Il detective Joona Linna ne è convinto, l’ipnosi è necessaria. Così come, del resto, è convinto e ottimista riguardo a tutto quello che lo circonda. Commissario della polizia criminale da nove anni, non ha ambizioni di potere, ma solo una forte ostinazione un po’ ingenua. Maldestro, arrogante, insistente e cocciuto, Joona sa che con l’aiuto di Erik, l’ipnotista, si metterà sulle tracce del serial killer, ma non sa che quello che può contenere l’inconscio di un quindicenne può essere un pianeta molto pericoloso da esplorare. Quindici giorni di indagine serrata, inchieste della polizia e piste private, amori, fallimenti, ricerche febbrili, raccontate attraverso il punto di vista di moltissimi personaggi. Un thriller che ci lascia senza fiato, come i migliori romanzi anglosassoni, e che stilla ad ogni pagina un’altra goccia di paura.