Un uomo solo - una perla di Christopher Isherwood
Scritto da zelda   
Venerdì 05 Febbraio 2010 20:27

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Già negli anni Trenta, quando scrisse "Addio a Berlino", Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il suo occhio di romanziere nell'obiettivo di una macchina fotografica. Ma per lungo tempo - attraverso libri molto diversi fra loro, e spesso segnati dai personaggi fittizi o reali che raccontavano l'intenzione rimase una di quelle fantasticherie stilistiche che spesso gli scrittori inseguono per tutta la vita senza realizzarle mai.

E invece nel suo ultimo romanzo - questo - Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, un professore inglese non più giovane che vive in California, in un'asciutta, e proprio per questo struggente, sequenza di scatti. Non è una giornata particolare per George: solo altre ventiquattr'ore senza Jim, il suo compagno morto in un incidente. Ventiquattr'ore fra il sospetto dei vicini, la consolante vicinanza di Charlotte, la rabbia contro i libri letti per una vita ma ormai inutili, e il desiderio di un corpo giovane appena intravisto ma che forse è già troppo tardi per toccare. Quanto basta per comporre un ritratto che non si può dimenticare, e che alla sua uscita sorprese tutti, suonando troppo vero per non essere scandaloso

Quando, a Settembre 2009, venne presentato a Venezia il film A Single man, che Tom Ford ha tratto dall’omonimo testo di Christopher Isherwood, l’ultima edizione stampata in Italia di Un uomo solo, era ancora reperibile nelle librerie, sia on-line che tradizionali. Ora, alla vigilia dell’uscita nelle sale italiane del film, il libro è introvabile, se non in qualche libreria di buona volontà e vecchia cultura, sparito dagli scaffali immateriali e sostituito, a partire dal 13 gennaio, dalla nuova edizione Adelphi, medesima traduzione di Villa, negli algidi “Fabula”.

Il testo di Isherwood è un capolavoro, e da solo riserverebbe all’autore un posto nodale nella storia della letteratura del Novecento.
Scritto alla vigilia dei sessant’anni (Isherwood è nato nel 1904), uscito nel 1964 (in Italia nel 1981) Un uomo solo si pone su un crinale che contribuisce a definire; se il modo di narrare, l’attenzione ad un pathos costruito interamente di intangibili variazioni dei fatti più minuti, degli slittamenti progressivi dei pensieri, è compiutamente nella sua epoca (assumendo la lezione europea dei suoi coetanei, senza tralasciare, soprattutto nelle ultime righe, echi, amaramente ironici, del romaticismo tedesco), contribuendo ad aprire la strada negli Stati Uniti a quelli che vent’anni dopo saranno chiamati minimalisti, la maniera di affrontare la profondità sentimentale di un rapporto amoroso, affettivo, sessuale, fra due uomini, è interamente nuova, nella sua limpidezza priva di infingimenti, di cupi sensi di colpa, di vergogna, nei quali la letteratura che cercava di raccontare relazioni omosessuali si dibatteva sino ad allora (Maurice di Forster, amico di Isherwood, fu scritto nel 1914, e pubblicato, postumo, nel 1971).

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