Il romanzo narra la storia della famiglia Lanzi in un arco di tempo che va dall'incontro dei giovanissimi Ester e Giulio, studenti di liceo nel1967, alla festa di pensionamento di Giulio nel 2007. Sono quarant'anni di storia di una famiglia come tante, ma allo stesso tempo originale e piena di confusione, arrivi, partenze, figure e storie che si aggiungono in continuazione. Ogni persona diventa 'personaggio' e campeggia per poi ritirarsi o tornare al momento opportuno o sparire definitivamente. Le due nonne litigiose, Elvia e Rosaria, che ' si insultavano a colpi di vedovanza', sono personaggi a volte irritanti, quasi sempre provocatrici fino al grottesco, ma allo stesso tempo simpatiche e genuine, capaci anche di strappare qualche lacrima di commozione. Il racconto non procede in ordine cronologico, ma spesso a salti da un decennio all'altro. La narrazione può iniziare da un semplice ricordo, dal colloquio con uno dei figli o da un fatto presente il cui senso ha bisogno di essere recuperato da un passato anche lontano. Tuttavia la storia è ben compatta nel susseguirsi degli eventi.
Dopo l'incontro e l'innamoramento di Ester e Giulio, che lui stesso definisce 'la nostra grande storia d'amore', iniziano drammi e difficoltà di ogni genere, soprattutto un accanimento spietato verso i giovani innamorati che devono continuare a vedersi in clandestinità, perchè Elvia li minaccia, li fa inseguire dal marito e dal figlio maggiore, li vuole stanare ad ogni costo per mettere fine alla loro storia. Quando nonna Rosaria racconterà la tragedia alla nipote Caterina, terzogenita dei Lanzi, definirà la nonna Elvia matta sottolineando il termine, affinchè lo debbano ricordare tutte le generazioni future. Nonostante le avversità i due giovani si sposano il 29 aprile 1971. Inizia così la loro vita di sposi, ma le controversie con le loro madri non saranno ancore finite. Il racconto dei primi anni di matrimonio è arricchito dalla frequentazione dei vecchi amici del liceo, dalla comparsa di una coppia antipatica, ma sostanzialmente ridicola, fino al momento della nascita di Tommaso, il loro quasi-primogenito. Dopo questo evento gioioso, a causa di avversità di vario genere, Ester e Giulio che 'si erano trascurati a vicenda', iniziano ad avere piccoli ma frequenti litigi, non riescono a ritrovare la loro confidenza e, 'nonostante l'amore, non vanno per niente d'accordo'. Seguirà un periodo di crisi profonda e di dolore che li troverà cambiati, ma anche cresciuti. L'esito non sarà la separazione, come ci si potrebbe aspetare, ma il ritrovarsi attraverso qualcosa di inatteso anche per loro: l'approdo alla fede. Ester e Giulio non diventeranno "due persone pie", perchè la loro storia , pur nella serietà e concretezza degli eventi e delle scelte di vita conseguenti, sarà sempre segnata da una leggera ironia espressa o sottintesa sia negli avvenimenti che nei personaggi, più e meno simpatici, comuni o singolari, che incontreranno strada facendo. Ci sarà, così, una profonda svolta nella loro storia. Sarà don Fabio, amico di una vita, il giovane prete che li accompagnerà nel loro percorso di fede, ma solo per un tratto di strada, per poi ricomparire dopo altre avventure e vicissitudini della coppia (come il loro incontro con la Comunità dei Canti e con don Basilio, un personaggio notevole, di grande valore spirituale, ma capace anche, per certi suoi aspetti, di strappare al lettore qualche risata). Anche nella tragicità e nella gravità della malattia del nonno Pietro, padre di Giulio, i due sposi vivranno dolore, disperazione, confusione, abbattimento e momenti d'amore intenso che porteranno alla nascita della quartogenita Lucia, che illuminerà il momento buio della scomparsa del nonno. La vivacità degli eventi che riguardano Caterina e i due primi figli Tommaso e Giacomo costituiscono una girandola di episodi che va sempre dalla tragicità all'umorismo. Sarà Giulio, un giorno, a esclamare: “ Chi è quell’imbecille che dice che la vita di famiglia è squallida, monotona e che per realizzarsi non bisogna avere legami, altrimenti i sogni e le aspettative svaniscono e rimane soltanto la tristezza di una vita piatta.??” Infatti la vita della famiglia Lanzi sarà tutto tranne piatta e così continuerà fino all'ultima pagina del romanzo. Vale la pena leggerlo? Qualcuno mi chiede se sia un romanzo autobiografico. Io rispondo che lo è, ma che la sua biograficità diventa secondaria rispetto alle avventure, ai personaggi, a volte caricaturali, ai fatti che si svolgono come in un affresco della vita, di una "commedia umana"...di un ROMANZO!